Le agevolazioni “prima casa under 36”

Per favorire l’autonomia abitativa dei giovani di età inferiore a 36 anni, il decreto legge n. 73/2021 (noto come decreto “Sostegni bis”) ha introdotto nuove agevolazioni fiscali in materia di imposte indirette per l’acquisto della “prima casa”. Tali agevolazioni si applicano agli atti stipulati nel periodo compreso tra il 26 maggio 2021 e il 31 dicembre 2022. La legge di bilancio 2022, infatti, ha prorogato di ulteriori sei mesi il termine originario del 30 giugno 2022 previsto dal decreto “Sostegni bis”. In cosa consistono La norma prevede i seguenti benefici: per le compravendite non soggette a Iva, esenzione dal pagamento dell’imposta di registro, ipotecaria e catastale per gli acquisti soggetti a Iva, oltre all’esenzione dalle imposte di registro, ipotecaria e catastale, riconoscimento di un credito d’imposta di ammontare pari all’Iva corrisposta al venditore. Il credito d’imposta può essere portato in diminuzione dalle imposte di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni dovute sugli atti e denunce presentati dopo la data di acquisizione del credito utilizzato in diminuzione delle imposte sui redditi delle persone fisiche dovute in base alla dichiarazione da presentare dopo la data dell’acquisto agevolato utilizzato in compensazione tramite modello F24, nel quale va indicato il codice tributo “6928” (istituito con la risoluzione n. 62/2021) esenzione dall’imposta sostitutiva per i finanziamenti erogati per l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione di immobili a uso abitativo. Come per gli altri atti di acquisto assoggettati all’imposta di registro proporzionale, anche quello di acquisto prima casa “under 36” è esente, inoltre, dall’imposta di bollo. A chi spettano Possono beneficiare delle agevolazioni i giovani che: non hanno ancora compiuto i 36 anni di età nell’anno in cui l’atto è stipulato hanno un indicatore ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) non superiore a 40.000 euro annui. L’ISEE viene calcolato sui redditi percepiti e il patrimonio posseduto nel secondo anno precedente la presentazione all’Inps della Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU): un documento che contiene i dati anagrafici, reddituali e patrimoniali necessari a descrivere la situazione economica del nucleo familiare. Per gli atti stipulati nel 2021, l’ISEE è riferito ai redditi e al patrimonio del 2019; per gli atti stipulati nel 2022, l’ISEE è quello del 2020. ATTENZIONE Il “nucleo familiare”, ai fini ISEE, è costituito (ai sensi dell’articolo 3 del DPCM n. 159/2013) dai soggetti componenti la famiglia anagrafica alla data di presentazione della DSU, fatte salve le eccezioni stabilite dallo stesso articolo. L’ISEE ordinario ha validità a decorrere dal 1° gennaio o, se successiva, dalla data di presentazione della DSU, fino al 31 dicembre dell’anno a cui fa riferimento. Se la situazione lavorativa, economica o patrimoniale dei componenti del nucleo familiare è significativamente variata rispetto alla situazione rappresentata nella DSU ordinaria è consentito far ricorso all’ISEE corrente. Si tratta dei casi: di sospensione, riduzione o perdita dell'attività lavorativa di interruzione di trattamenti previdenziali, assistenziali e indennitari di diminuzione (rispetto all'ISEE ordinario) superiore al 25% del reddito familiare complessivo di diminuzione (rispetto all'ISEE ordinario) superiore al 20% della situazione patrimoniale. L’ISEE corrente, a differenza di quello ordinario, in caso di variazione della sola componente reddituale, ha una validità ridotta (sei mesi dalla data di presentazione del modulo sostitutivo della DSU). Nel caso di aggiornamento della sola componente patrimoniale, o di entrambe le componenti reddituale e patrimoniale, ha validità fino al 31 dicembre dell’anno di presentazione del modulo sostitutivo della DSU. In ogni caso, se intervengono variazioni nella situazione occupazionale o nella fruizione dei trattamenti, l’ISEE corrente deve essere aggiornato entro due mesi dalla variazione. Per informazioni più dettagliate in merito all’ISEE corrente si veda il messaggio INPS n. 3155 del 21 settembre 2021. Come chiarito nella circolare n. 12/2021 dell’Agenzia delle entrate, l'ISEE si applica anche agli atti di compravendita soggetti a Iva. I requisiti sopra indicati vanno ad aggiungersi a quelli già stabiliti per usufruire dell’agevolazione “prima casa” (descritti nel capitolo 4). In sintesi, è necessario che l’acquirente: abbia o stabilisca la propria residenza, entro 18 mesi dall’acquisto, nel Comune in cui si trova l’immobile dichiari, nell’atto di acquisto, di non essere titolare, nemmeno in comunione con il coniuge, dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del Comune in cui è situato l’immobile da acquistare dichiari, nell’atto di acquisto, di non essere titolare, neppure per quote o in regime di comunione legale, su tutto il territorio nazionale, dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà su altro immobile acquistato, anche dal coniuge, usufruendo delle stesse agevolazioni “prima casa”. In caso contrario, è necessario vendere l’immobile posseduto entro un anno dalla data del nuovo acquisto. I requisiti oggettivi Con riferimento agli immobili e alle tipologie di atti agevolabili occorre fare riferimento sempre alle disposizioni che disciplinano le agevolazioni “prima casa”. Tra gli immobili ammessi al beneficio rientrano quelli classificati o classificabili nelle seguenti categorie catastali: A/2 (abitazioni di tipo civile) A/3 (abitazioni di tipo economico) A/4 (abitazioni di tipo popolare) A/5 (abitazione di tipo ultra popolare) A/6 (abitazione di tipo rurale) A/7 (abitazioni in villini) A/11 (abitazioni e alloggi tipici dei luoghi). I benefici si estendono anche per l’acquisto delle pertinenze dell'immobile principale, classificate o classificabili nelle categorie catastali C/2 (magazzini e locali di deposito), C/6 (per esempio, rimesse e autorimesse) e C/7 (tettoie chiuse o aperte), limitatamente a una pertinenza per ciascuna categoria e destinate a servizio della casa di abitazione oggetto dell'acquisto agevolato. L'acquisto della pertinenza può avvenire contestualmente a quello dell’abitazione principale, o anche con atto separato, purché stipulato entro il termine di validità temporale dell’agevolazione e nel rispetto dei requisiti soggettivi previsti. Le agevolazioni non sono ammesse, invece, per l’acquisto di un’abitazione appartenente alle categorie catastali A/1 (abitazioni di tipo signorile), A/8 (abitazioni in ville) e A/9 (castelli e palazzi di eminente pregio storico e artistico). Per quanto riguarda gli atti agevolabili, i benefici fiscali si applicano a tutti gli atti comportanti il trasferimento a titolo oneroso della proprietà (o quota di comproprietà), il trasferimento o la costituzione di diritti reali di godimento (nuda proprietà, usufrutto, uso, abitazione) delle case di abitazione sopra indicate. Le agevolazioni non si applicano ai contratti preliminari di compravendita (alla stipula del contratto definitivo di compravendita oggetto di agevolazione, è possibile però presentare istanza di rimborso per il recupero dell’imposta proporzionale versata per acconti e caparra). Ne beneficiano, invece, gli immobili acquistati all’asta. FONTE: agenziaentrate.gov.it

I trasferimenti immobiliari in sede di separazione e divorzio tra novità e criticità

La sentenza n. 21761/21 della Cassazione ha destato non poche perplessità tra i primi commentatori e il Notariato ha ritenuto opportuno evidenziare le criticità della decisione delle Sezioni Unite in materia di trasferimenti immobiliari in sede di separazione e divorzio. Pertanto il Notariato ha prodotto uno Studio, qui approfondito con l'aiuto di Michele Labriola, Consigliere nazionale del Notariato e Coordinatore della Commissione Studi civilistici che ha seguito tale lavoro. Ma prima facciamo un passo indietro e ricordiamo il contenuto della sentenza n. 21761/21 della Cassazione a Sezioni Unite. Trasferimenti immobiliari sezioni unite Secondo le Sezioni Unite, per il trasferimento immobiliare in sede di separazione e divorzio è sufficiente l’atto giudiziario del Cancelliere che ratifica l’accordo di separazione e di divorzio, quindi senza passare attraverso un atto notarile. In questi casi, infatti, in base a quanto stabilito dalla sentenza, il titolo per la trascrizione ex art. 2657 c.c. è l’accordo inserito nel verbale di udienza. Una decisione che il Notariato ha ritenuto di non condividere. È stato così sviluppato lo studio n. 198-2021/C, che ha specificatamente "ad oggetto l’analisi dei problemi legati alla trascrizione del verbale di separazione consensuale omologata e di quello di comparizione personale dei coniugi nel divorzio su domanda congiunta, nel caso in cui tali atti contengano trasferimenti immobiliari (o di altri diritti trascrivibili) fra coniugi e nei confronti dei figli". Con questo studio il Notariato ha voluto sottolineare le criticità della decisione delle Sezioni Unite, "le quali, dopo aver ritenuto validi simili accordi, affermano che essi, se inseriti nel verbale d’udienza e in quanto redatti da un ausiliario del giudice, sono destinati a far fede di ciò che in essi è attestato, onde assumono la forma dell’atto pubblico, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2699 c.c. e, di conseguenza, costituiscono titolo idoneo alla trascrizione ex art. 2657 c.c. Sempre secondo le Sezioni Unite, la validità dei detti trasferimenti immobiliari presuppone l’attestazione, da parte del cancelliere, che le parti abbiano prodotto gli atti e rese le dichiarazioni di cui alla l. n. 52 del 1985, art. 29, comma 1-bis e non produce nullità del trasferimento il mancato compimento, da parte dell’ausiliario, dell’ulteriore verifica circa l’intestatario catastale dei beni trasferiti e la sua conformità con le risultanze dei registri immobiliari". Ecco, in merito, quando spiegato a idealista/news da Michele Labriola. Che cosa puntualizza il vostro studio n. 198-2021/C in tema di trasferimenti immobiliari e trascrizione? "È doveroso innanzitutto ricordare che, secondo la sentenza del 29 luglio 2021, nell’ambito degli accordi di separazione e divorzio che intervengono fra i coniugi, quando vi è la necessità di perfezionare un trasferimento immobiliare non sarebbe più necessario affidarsi al notaio, in quanto il verbale di udienza costituirebbe titolo idoneo per la trascrizione nei Registri Immobiliari. Questa sentenza ha destato l’attenzione del Notariato. Precedentemente, nella prassi operativa, si era creata una buona sinergia tra avvocati e notai: gli avvocati si occupavano della fase patologica e di tutte le complesse problematiche legate alla vicenda della crisi coniugale, con tutti i risvolti affettivi, umani e psicologici, e redigevano poi l’accordo di carattere legale; successivamente, nel momento in cui in base a tale accordo si doveva trasferire un immobile, subentrava la consueta e normale competenza del notaio. Vi era quindi una bipartizione di attività, una differenziazione di ruoli, da sempre ritenuta utile per il sistema ed estremamente virtuosa. Con la decisione della Cassazione, nell’ambito della trascrizione dei trasferimenti immobiliari, si propone una soluzione che va a stravolgere la positiva collaborazione esistente, nella quale vi erano gli accordi seguiti dagli avvocati e il conseguente intervento del notaio". Quali sono le critiche mosse alle Sezioni Unite? "In primo luogo non riteniamo che il verbale di udienza, cioè l’atto redatto dal Cancelliere, possa essere idoneo titolo per la trascrizione. Da un lato c’è una parte della dottrina secondo la quale l’atto del Cancelliere non costituirebbe un atto pubblico, e quindi non sarebbe idoneo, perché per essere trascritto dovrebbe essere un atto pubblico o una scrittura privata autenticata; dall’altro, pur volendo riconoscere che l’atto del Cancelliere sia un atto pubblico, non avrebbe in sé quegli elementi di legalità e di controllo sostanziali che invece sono insiti nell’atto del notaio. In sostanza, verrebbe di fatto affidato al Cancelliere un ruolo esorbitante la sua funzione, si verificherebbe un aumento esponenziale dei suoi compiti, gli verrebbe attribuito un controllo che non gli compete e tutto ciò al fine di trascrivere l’atto nei Registri Immobiliari". Per quale ragione è indispensabile la figura del notaio? "Il notaio ha innanzitutto un profilo di responsabilità che il Cancelliere, il quale ha una sua propria funzione che non si vuole in alcun modo disconoscere, non possiede. Questo, ad esempio, perché per la trascrizione errata di un trasferimento immobiliare il notaio ha pesantissime responsabilità disciplinari e patrimoniali, mentre il Cancelliere questa responsabilità non l’avrebbe. Si rischia dunque di creare un circuito di atti che sarebbero privi di un adeguato profilo di responsabilità. Bisogna poi ricordare che, quando trascrive l’atto nei Pubblici Registri, il notaio ne è garante a livello di sistema e prima di trascrivere l’atto stesso svolge un controllo estremamente rilevante. Effettua un controllo di carattere urbanistico, catastale, di continuità dei titoli precedenti, fa un esame delle problematiche antiriciclaggio; in pratica svolge un controllo di legalità sul trasferimento che potremmo definire a 360° gradi. Tutti questi controlli, che il notaio effettua nell’ambito del normale svolgimento dell’incarico professionale a lui affidato, relativo alla trascrizione dell’atto nei Pubblici Registri Immobiliari, verrebbero meno affidando al Cancelliere la funzione che la sentenza propone. A questo si aggiunga un’ulteriore preoccupazione relativa ai costi che questa decisione produce. A livello di applicazione pratica, cosa può accadere? Che non potendo il Cancelliere svolgere i controlli necessari, come invece può e deve fare il notaio, si renderà necessaria la creazione di una struttura di super esperti, di super periti, di consulenti da affiancare alle parti, per la predisposizione di perizie tecniche, con una conseguente enorme lievitazione dei costi. Questo ulteriore aspetto, in un sistema che in precedenza produceva un’ottima sinergia tra avvocati e notai non è stato forse ben valutato dalla sentenza della Cassazione". Qual è dunque il vostro auspicio? "Noi auspichiamo innanzitutto che nella prassi operativa, nelle situazioni concrete, gli stessi legali delle parti si rendano conto del fatto che, anziché affidare al Cancelliere un atto che potrebbe presentare dei profili di inidoneità e favorire il proliferare di assistenti e periti, sia preferibile continuare a rivolgersi al notaio. La sentenza, infatti, non impedisce il ricorso al precedente sistema. Confidiamo in conclusione che la ragionevolezza delle nostre osservazioni, ma anche la necessità di salvaguardare la tenuta del sistema stesso, porti a confermare la precedente prassi operativa, perché a nostro avviso questa scelta non è performante e neppure economicamente virtuosa". " Idealista news, 2/5/2022"

Arredare terrazzi e giardini: i "must-have" della primavera 2022

La primavera è arrivata, le giornate si allungano e le temperature sono più piacevoli. È il momento perfetto per pensare a rinnovare terrazze, portici e giardini e iniziare a godere di quegli spazi esterni che ci danno tanta vitalità. Creare spazi confortevoli e piacevoli anche sui terrazzi più piccoli non è un'impresa impossibile: ecco i consigli di Habitissimo su quello che non deve mancare per arredare terrazzi e giardini nella primavera 2022 Mobili da giardino, come scegliere i migliori Come scegliere i migliori mobili da giardino? La cosa più importante è che siano comodi e funzionali, specialmente se disponiamo di spazi ridotti. Se invece abbiamo disponibilità di spazio, l'ideale sono i divani e, se possibile, una zona pranzo per sfruttarli al meglio.  Sui terrazzini le panche sono perfette perché sfruttano bene lo spazio. E per mangiare? Un tavolo e alcune sedie pieghevoli svolgeranno perfettamente la loro funzione. Per quanto riguarda i materiali, la scelta deve cadere su quelli naturali e sostenibili. Puoi scegliere tra legno, vimini, iuta, bambù o rattan, e molti altri. Ma scommetti sempre sulla qualità, dopotutto i mobili saranno all'aperto e devono resistere alle intemperie.  Anche il riciclo e il fai da te sono una tendenza da tempo, anche negli spazi esterni. E non stiamo parlando solo di mobili fatti di pallet o casse di legno; puoi arredare il tuo terrazzo con tanti altri elementi. Ad esempio, un vecchio pneumatico può diventare un pouf o un tavolo, basta mettere una base o un coperchio e dipingerlo. Cosa non può mancare in un terrazzo o giardino Gli accessori che non devono mancare nell'arredamento di un terrazzo o giardino sono quelli che segneranno lo stile di quello spazio esterno, quindi vanno scelti con la massima attenzione. Le fibre naturali sono perfette per accessori decorativi come cesti o lampade e, allo stesso tempo, molto pratiche.  Se vuoi una nota vivace, dipingili in un colore che ti piace. Per dare un tocco molto personale allo spazio esterno al di là delle mode o delle tendenze, inoltre, puoi utilizzare qualsiasi oggetto: un secchio di metallo o un annaffiatorio ad esempiò può diventare un vaso di fiori molto originale. Dove metterlo? Una vecchia scala di legno sarebbe perfetta come scaffale. Arredare il giardino con tessuti colorati Anche negli spazi esterni i mobili sono molto importanti. Se si opta per toni naturali, lascia che i tessuti aggiungano una nota di colore. Verde, blu o giallo non devono mancare mai. E, poiché in primavera può fare ancora un po' fresco, un tappeto in tessuto o fibre naturali è la soluzione migliore per dare un tocco di calore a quello spazio esterno. Senza dimenticare, ovviamente, un plaid o una coperta. Arredare il terrazzo con le piante Le piante sono ovviamente il must di ogni spazio esterno, tanto più in primavera, quando iniziano a fiorire. Puoi posizionarle praticamente ovunque: sul pavimento, su un tavolo, appese alle pareti o sulla ringhiera del terrazzo. Se hai spazio, un piccolo giardino verticale riempirà di gioia e colore quello spazio esterno. Puoi posizionare una griglia metallica sul muro e appendere vasi con piante diverse. Creare ombra nel giardino Soprattutto alla fine della primavera, il sole può diventare fastidioso. Pertanto, creare ombra non fa mai male. Puoi usare un semplice ombrellone, una tenda da sole o un pergolato, tutto dipenderà dallo spazio che dovrà essere protetto. Con questi elementi avrai uno spazio esterno perfettamente adatto per goderti lunghe sieste. Ma ricorda sempre che la cosa più importante è che sia comodo e abbia il tuo tocco personale. Fonte IdealistaNews - 29/04/2022

BONUS BARRIERE ARCHITETTONICHE 2022: A CHI SPETTA E QUANDO SCADE

La detrazione per abbattere le barriere architettoniche Con la legge di Bilancio 2022, il quadro dei bonus edilizi si è arricchito, come anticipato, anche della nuova agevolazione per abbattere le barriere architettoniche. L’obiettivo è quello di incentivare l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici pubblici e privati rendendoli fruibili anche per le persone con ridotta capacità motoria senza alcun limite. Il Bonus permette di ottenere una detrazione del 75% per una serie di lavori ed entro un certo limite di spesa: ecco una guida completa. In particolare, si tratta di una detrazione dall’imposta sui redditi lorda (sino a concorrenza del suo ammontare) pari al 75% delle spese sostenute (e documentate) dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2022 per la realizzazione di interventi direttamente finalizzati al superamento e all’eliminazione di barriere architettoniche in edifici già esistenti. Detrazione 75% per i sistemi di building automation Danno diritto alla detrazione anche gli interventi di automazione degli impianti degli edifici e delle singole unità immobiliari funzionali ad abbattere le barriere architettoniche. In caso di sostituzione dell’impianto, sono ammesse anche le spese relative allo smaltimento e alla bonifica dei materiali e dell’impianto sostituito. Ai fini dell’accesso alla detrazione, gli interventi devono rispettare i requisiti previsti dal decreto del Ministro dei lavori pubblici n. 236/1989. L’importo detraibile con il Bonus barriere architettoniche La spesa massima detraibile è pari a: 50.000 euro per gli edifici unifamiliari o per le unità immobiliari situate all’interno di edifici plurifamiliari che siano funzionalmente indipendenti e dispongano di uno o più accessi autonomi dall’esterno; 40.000 euro moltiplicati per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio per gli edifici composti da 2 a 8 unità immobiliari; 30.000 euro moltiplicati per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio per gli edifici composti da più di 8 unità immobiliari. Via libera a sconto in fattura e cessione del credito Come detto, la detrazione potrà essere usufruita mediante opzioni alternative di cui all’art. 121 del Decreto Rilancio. Proprio per questo motivo, all’art. 121, comma 2 è stata aggiunta la lettera f-bis) “superamento ed eliminazione delle barriere architettoniche di cui all’art. 119-ter del presente decreto”. Il bonus può essere quindi fruito direttamente nella dichiarazione dei redditi in 5 quote annuali. In alternativa è possibile lo sconto in fattura o la cessione del credito. Fonte: Immobiliare.it News

Mutuo ristrutturazione: le opzioni per finanziare i lavori di casa

Progetto per i prossimi mesi: ristrutturare casa. Come finanziare l’operazione? Le agevolazioni fiscali non mancano, grazie ai nutriti sgravi fiscali concessi dall’Agenzie delle Entrate. Sgravi, però, che nella loro forma più consueta (detrazione in dichiarazione dei redditi) fanno sentire i loro effetti nel tempo, visto che lo “sconto” è spalmato in 10 rate annuali. In altre parole, per pagare i lavori occorre anticipare un bel po’ di liquidità oppure farsi assistere da un finanziamento. Gli istituti di credito possono venire incontro ai consumatori attraverso il prestito (personale o finalizzato, ossia vincolati ai lavori da eseguire), ma questa soluzione di solito presenta un Taeg che arriva anche all’8-9%. Ben lontani dai tassi iper favorevoli che ancora regnano nel mondo dei mutui. Dunque il prestito può essere consigliabile per importi bassi, grazie alla maggior rapidità dell’erogazione e al risparmio a livello di pratiche, dal momento che non serve il passaggio notarile. Ma per lavori di una certa portata vale la pena chiedere un mutuo ristrutturazione, cioè un finanziamento garantito da ipoteca sull’immobile oggetto dei lavori. Costo in linea con il mutuo per l’acquisto Per quanto riguarda le condizioni economiche, la maggior parte delle banche non prevedono differenza tra il classico mutuo per acquisto prima casa e ristrutturazione dell’abitazione principale. Basta scorrere i fogli informativi delle principali banche, per vedere che il tasso applicato e lo spread sono gli stessi. La variabile che cambia è il cosiddetto LTV (loan-to-value) ossia il rapporto tra valore dell’immobile (in questo caso, fa fede l’importo totale dei lavori da effettuare) e ammontare del finanziamento. Per l’acquisto, di regola si arriva anche all’80% (per esempio, 160.000 euro di mutuo per una casa che ne vale 200.000) mentre nella ristrutturazione l’asticella si ferma intorno al 50%, come media di mercato. La quota può salire anche al 60%, aggiungendo però una polizza di tipo Cpi (credit protection), quell’assicurazione che garantisce il pagamento delle rate anche in caso di perdita del lavoro. Quindi un extra costo, che può essere pagato in un’unica soluzione o essere “spalmato” nelle rate mensili. In caso di ristrutturazione cambia anche la durata, che solitamente viene proposta al massimo fino ai 20 anni, mentre l’acquisto si spinge anche a 30. Conta l’avanzamento dei lavori Un altro aspetto fondamentale del mutuo per ristrutturazione riguarda le modalità di erogazione. A differenza dell’acquisto, in cui la banca “porta” dal notaio per intero la quota di finanziamento a suo carico, nella ristrutturazione l’erogazione avviene per gradi. È raro che la banca conceda direttamente la somma al mutuatario, e questi poi provveda a pagare fornitori e artigiani. Piuttosto, l’istituto di credito salda man mano le fatture dell’impresa edile, seguendo il cosiddetto Sal (stato avanzamento lavori), un avanzamento su cui vigila lo stesso perito della banca. Quanto detto finora, però, riguarda il caso più semplice, in cui un cliente richieda solo un mutuo per ristrutturazione su un immobile già di sua proprietà. Ma nella pratica, ci sono casistiche varie in cui è necessario “incastrare” più esigenze. Le alternative di mercato sono diverse. Le alternative “mix” Può succedere che si voglia acquistare casa e contestualmente operare importanti lavori di rifacimento. Allora si può optare per un mutuo acquisto prima casa + ristrutturazione. È un prodotto ampiamente usato, che permette di ottenere un solo mutuo a livello di tasso e condizioni, ma che spesso viene erogato seguendo due linee distinte: la parte destinata all’acquisto viene erogata subito, mentre quella legata ai lavori secondo il sistema Sal. Un altro caso frequente riguarda la famiglia che necessita di operare una ristrutturazione, su un immobile già gravato da ipoteca, su cui si paga il mutuo. È molto raro che una banca diversa da quella con cui si ha in corso il mutuo conceda un secondo mutuo solo per la ristrutturazione, andando a mettere un’ipoteca di secondo grado sull’immobile, in aggiunta a quella esistente. Questo può farlo in prevalenza la banca di cui si è già cliente. Ma in questi casi, è più probabile che venga proposto di stipulare un nuovo contratto, ossia un mutuo di sostituzione (detto anche “di rifinanziamento”), che in sostanza permetta di continuare a pagare il vecchio mutuo, con in aggiunta la liquidità destinata a sostenere l’importo dei lavori. Un’altra alternativa è quella di sfruttare la futura ristrutturazione per sondare il mercato e vedere se può essere conveniente cambiare banca tramite la surroga, quel sistema di portabilità del mutuo che consente di cambiare banca senza costi. In questi casi il nuovo istituto, desideroso di accaparrarsi un nuovo cliente, potrebbe proporre la surroga del mutuo caso, con un tasso più conveniente rispetto a quello attuale, cui aggiungere la componente di ristrutturazione. Nel pratico, questo può comportare la stipula di due mutui separati, ma con il sistema della surroga la parte relativa all’acquisto avviene senza commissioni e con i costi notarili a carico della nuova banca. FONTE: IMMOBILIARE.IT NEWS

Bonus affitto giovani under 31, le ultime notizie dell'Agenzia delle Entrate

Con la circolare n. 9/E del 1° aprile 2022, l'Agenzia delle Entrate ha illustrato le novità introdotte dalla legge di Bilancio 2022. Tra queste c'è anche il bonus affitto giovani under 31.  Bonus affitto giovani 2022, di cosa si tratta Il bonus affitto giovani 2022 è una detrazione del 20% per i giovani dai 20 ai 31 anni. Come spiegato dalla circola dell'Agenzia delle Entrate, in seguito alle modifiche introdotte dalla L. n. 234/2021 viene innalzato da 30 a 31 anni non compiuti il limite di età per beneficiare del bonus. Lo sconto fiscale può coprire fino al 20% dell'ammontare del canone, fino a un importo massimo di 2.000 euro, viene esteso da tre a quattro anni e spetta anche nel caso in cui il contratto abbia ad oggetto una porzione dell’unità immobiliare adibita a residenza (ad esempio una sola stanza). Bonus affitto giovani, quali sono i requisiti Secondo quanto previsto dall'articolo 1, comma 155, della legge di bilancio 2022, che sostituisce il comma 1-ter dell'articolo 16 del TUIR, dall'anno d'imposta 2022 i giovani di età compresa tra i 20 e i 31 anni non compiuti, con un reddito complessivo non superiore a 15.493,71 euro, che stipulano un contratto di locazione avente ad oggetto una unità immobiliare o sua porzione da destinare a propria residenza, possono beneficiare di una detrazione dall'imposta lorda di 991,60 euro per i primi quattro anni di durata contrattuale. Se superiore, la detrazione è pari al 20 per cento dell'ammontare del canone di locazione entro il limite massimo di 2.000 euro di detrazione. Come sottolineato dalla circolare dell'Agenzia delle Entrate, rispetto alla disciplina precedente, la modifica normativa: eleva il requisito anagrafico per usufruire della detrazione dai 30 ai 31 anni non compiuti; estende la detrazione al caso in cui il contratto abbia ad oggetto una porzione dell'unità immobiliare (ad esempio una stanza); innalza il periodo di spettanza del beneficio dai primi tre ai primi quattro anni del contratto, purché il conduttore si trovi nelle condizioni anagrafiche e reddituali richieste dalla norma (il rispetto dei requisiti deve essere verificato in ogni singolo periodo d'imposta per il quale si chiede di fruire dell'agevolazione); stabilisce che l'immobile per cui spetta l'agevolazione deve essere adibito a residenza del locatario; prevede una detrazione più elevata pari al valore maggiore tra l'importo forfetario di 991,60 euro (previsto anche dalla precedente versione della disposizione) e il 20 per cento dell'ammontare del canone, comunque nel limite di 2.000 euro. Bonus affitto giovani 2022, come richiederlo Per poter fruire del bonus affitto giovani 2022, è necessario stipulare un contratto di locazione ai sensi della legge 9 dicembre 1998, n. 431, e l'immobile adibito a residenza del locatario deve essere diverso dall'abitazione principale dei genitori o di coloro cui sono affidati dagli organi competenti. È importante ricordare che la detrazione spetta se il reddito complessivo non è superiore a 15.493,71 euro. La detrazione è suddivisa in base ai cointestatari del contratto di locazione dell'abitazione. Qualora il contratto di locazione sia stipulato da più conduttori e solo uno abbia i requisiti di età previsti dalla norma, solo quest'ultimo può fruire della detrazione in esame per la sua quota. "Idelaista.it, 7/4/2022"

Immobiliare Economia Vivere casa Mutuo casa Superbonus 110% IMU Contratto d’affitto Isolamento termico della casa, una guida: come funziona e costi

Isolare casa significa risparmiare energia, garantire il comfort interno e, spesso, anche spendere meno sulle utenze. L’isolamento termico della casa ha vari vantaggi e, per gli interventi di questo tipo, sono previste numerose detrazioni. Vediamo quindi, in che cosa consiste e perché conviene farlo. A cosa serve l’isolamento termico Il primo vantaggio dell’isolamento termico è che permette di mitigare la temperatura interna della casa, in inverno e anche d’estate. Il secondo, importante, motivo per considerare la coibentazione della propria abitazione è il fattore risparmio energetico: isolando l’involucro di un edificio e installando serramenti e infissi efficienti, le dispersioni di calore verso l’esterno vengono abbattute; la quantità di energia necessaria a riscaldare l’interno dell’edificio, quindi, si riduce. L’isolamento termico, inoltre, è un’ottima soluzione per risolvere problematiche di umidità e condensa, causate dalla differenza di temperatura superficiale. Quali sono i lavori di isolamento termico Esistono diverse tecniche, vari materiali e numerose tipologie di pannelli isolanti, che si possono utilizzare come isolante termico: questi vanno scelti e valutati secondo le necessità di ogni casa, sulla base delle caratteristiche dell’edificio, della zona in cui esso si trova e del clima in essa, di eventuali vincoli tecnici/paesaggistici e, non ultimo, della disponibilità economica. Un altro tipo di isolamento termico è quello che riguarda non solo le facciate, ma anche il tetto. Vediamo, nello specifico come si isola termicamente la casa. Come isolare termicamente la casa La più diffusa soluzione di isolamento termico è probabilmente il cappotto, ossia l’applicazione dei pannelli isolanti esterni alla parete. Questa soluzione offre vari vantaggi, tra cui la riduzione dei ponti termici e la possibilità di evitare interventi negli ambienti interni. Il cappotto termico può essere realizzato sia in un edificio in costruzione, sia su una costruzione esistente: nel secondo caso, prima di procedere con la realizzazione, occorre verificare la fattibilità tecnica dell’intervento e anche che tutti i permessi siano in regola. Ad esempio, un edificio storico potrebbe essere vincolato: in questo caso, i lavori sulla sua facciata non sono possibili. Un sistema di isolamento esterno, alternativo al cappotto, è la posa di un intonaco termoisolante: va detto, però, che non garantisce le stesse prestazioni. L’isolamento termico interno delle pareti di casa Un’alternativa al cappotto è l’isolamento termico interno delle pareti di casa: questa scelta viene fatta quando non è possibile intervenire sulla facciata, per motivi tecnici o se l’edificio è vincolato. Ovviamente, questa soluzione non sempre fattibile: prevede infatti una ristrutturazione importante della casa che non è sempre possibile se si interviene su un edificio esistente. Con l’isolamento termico interno delle pareti di casa vengono migliorate le prestazioni energetiche dell’involucro, soprattutto se viene scelto un materiale che assicura buone prestazioni, con uno spessore ridotto, in modo da non impattare sui volumi interni. L’isolamento termico può anche essere posto anche in uno strato intermedio della muratura, tra due strati strutturali: in questo caso si previene la formazione di condensa superficiale. Materiali isolanti termici casa: quelli sostenibili Uno dei principali fattori per la scelta del materiale isolante è il suo spessore: maggior spessore, significa maggior isolamento termico. Importante è anche il valore di conducibilità termica λ del materiale: più è basso, più è isolante il prodotto scelto. Da valutare anche lo sfasamento termico e il potere traspirante del materiale isolante, così da ridurre il rischio di condensa. Esistono vari materiali sostenibili adatti alla coibentazione della casa: per calcolare la sostenibilità di un materiale va considerata l’analisi dell’intero ciclo di vita del prodotto, considerando anche aspetti come l’imballaggio, la sua provenienza e l’impatto del trasporti. Ma anche valutare le etichette di sostenibilità o le certificazioni, come il marchio Ecolabel o i certificati biologici o forestali (FSC). Per citare alcuni di questi materiali, ci sono gli isolanti sintetici (poliuretano o polistirolo), minerali (ottime proprietà di resistenza all’acqua e al fuoco, come la lana di roccia), vegetali (sughero, fibra di legno, fibra di cellulosa, canapa). Nei progetti di bioedilizia si preferiscono gli isolanti organici vegetali: il loro costo è maggiore ma l’impatto ambientale molto basso. Fonte Immobiliare-News 01/04/2022

ECOBONUS 65% PER L'INSTALLAZIONE DEI COLLETTORI SOLARI: TUTTI I DETTAGLI

Tra le detrazioni fiscali che rientrano nell’Ecobonus è presente anche quella relativa all’installazione sul tetto dei collettori solari. Ecco tutti i dettagli. I pannelli solari termici e tipologia di intervento I pannelli solari termici sono dei dispositivi che trasformano le radiazioni solari in calore, trasferendolo in un accumulatore termico. In questo modo, viene prodotta dell’acqua calda in maniera “pulita” da impiegare ad uso sanitario, di riscaldamento o di raffrescamento della casa. LA DETRAZIONE È DEL 65% Per installare tale impianto, è prevista una detrazione pari al 65%, con un tetto massimo di euro 60.000 per unità immobiliare. È possibile scegliere tra lo sconto in fattura e la cessione del credito. DETRAZIONE: CHI NE PUÓ USUFRUIRE Possono beneficiare dell’incentivo tutti i contribuenti che hanno sostenuto delle spese relative alla riqualificazione energetica e che sono titolari di un diritto reale sulle unità immobiliari costituenti l’edificio. Come riporta ENEA “È agevolabile l’installazione di collettori solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria per usi domestici o industriali e per la copertura del fabbisogno di acqua calda in piscine, strutture sportive, case di ricovero e cura, istituti scolastici e università”. PER QUALI EDIFICI Gli edifici che, alla data d’inizio dei lavori, siano “esistenti”, ossia accatastati o con richiesta di accatastamento in corso, e in regola con il pagamento di eventuali tributi. I REQUISITI TECNICI Ecco quanto riporta ENEA nel comunicato ufficiale: I collettori solari termici si intendono agevolabili per la produzione di acqua calda sanitaria per usi domestici o industriali (ovvero produzione di calore di processo) e per la copertura del fabbisogno di acqua calda in piscine, strutture sportive, case di ricovero e cura, istituti scolastici e università. I collettori solari termici e i bollitori impiegati devono essere garantiti per almeno 5 anni. Gli accessori e i componenti elettrici ed elettronici devono essere garantiti per almeno 2 anni. I collettori solari termici devono possedere la Certificazione Solar Keymark. L’installazione dell’impianto deve essere eseguita in conformità ai manuali di installazione dei principali componenti. Devono essere rispettate, inoltre, le norme nazionali e locali vigenti in materia urbanistica, edilizia, di efficienza energetica e di sicurezza (impianti, ambiente, lavoro).

Perché conviene comprare casa fin da giovani

L’acquisto di una casa fin da giovani è considerato un investimento duraturo e conveniente per gran parte degli italiani. Lo dice un’indagine di Sara Assicurazioni che mostra come, per molti, essere proprietari di casa sia un obbiettivo primario nella vita. Acquisto batte affitto: ecco perchè L’immobiliare si conferma un settore di investimento centrale per gli italiani. E se da un lato la proprietà batte l’affitto 86% a 14% nel mindset generale, dall’altro per oltre un connazionale su tre (35%) è importante che anche i giovani che lasciano l’abitazione di famiglia per rendersi autonomi provino a investire, fin da subito, nell’acquisto della casa, considerandolo il loro obiettivo prioritario. Secondo l’Osservatorio Sara Assicurazioni, la rinnovata centralità della casa, con la diffusa presenza dell’home working, si sta sempre più affermando anche nell’orizzonte delle nuove generazioni. Numeri alla mano, il 50% degli italiani – giovani e meno - sentirebbe più sua l’abitazione con l’acquisto, trattandosi anche di un investimento duraturo (49%). Questa potrebbe un giorno essere rivenduta (21%) e, sul lungo periodo, diventare magari un lascito per i figli (35%). La minoranza di coloro che, invece, guarda all’affitto, dichiara di prediligere questa formula soprattutto perché implica un minor carico di responsabilità (46%), ad esempio in caso di guasti e spese per imprevisti. Insieme a questo, conta il fatto che non occorra un capitale iniziale elevato (30%). Comprare casa come investimento Secondo l’indagine la casa non viene considerata solo come un acquisto, ma anche come un bene da curare e su cui investire ulteriormente, nonostante qualche preoccupazione legata ai mutui (41%) e all’indebitamento sul lungo periodo e ai prezzi del mattone (25%). La proprietà va poi curata attraverso una manutenzione costante (65%), investimenti in sicurezza (25%) ma anche una polizza assicurativa (32%). In questo caso, le due garanzie cui si pensa di più, nell’ottica di proteggere il proprio bene, sono le coperture per danni e incidenti domestici (50%) e quelle contro furto e rapina (42%). Considerati gli effetti di eventi naturali e cambiamenti climatici, c’è anche un 31% che dichiara che si sentirebbe più sicuro con delle tutele contro fenomeni come alluvioni e terremoti. FONTE: IDEALISTA.IT NEWS

Scadenze superbonus per le unifamiliari, cosa accade nel 2022

Quali sono nel 2022 le scadenze del superbonus per gli edifici unifamiliari? A chiarirlo è stato il Ministero dell'Economia e delle Finanze. Vediamo quanto precisato. Il sottosegretario al Ministero dell'Economia e delle Finanze, Federico Freni, in Commissione Finanze della Camera, ha risposto a un quesito posto dall'on. Pd Gian Mario Fragomeli precisando quali sono le scadenze del superbonus per gli edifici unifamiliari. Secondo quanto precisato, il superbonus per le abitazioni unifamiliari scade il 30 giugno 2022 o il 31 dicembre 2022 a patto che entro il 30 giugno sia stato completato il 30% dei lavori. Si tratta di termini validi a prescindere dagli interventi realizzati e non c'è intenzione di prorogarli. Nel porre il quesito, Fragomeli ha spiegato che la formulazione del comma 8-bis dell'articolo 119 del decreto Rilancio potrebbe far interndere che la proroga del superbonus al 31 dicembre 2025 vale anche per gli interventi di demolizione e ricostruzione degli edifici unifamiliari. Nel rispondere al quesito, il sottosegretario al Ministero dell'Economia e delle Finanze ha spiegato che gli interventi di demolizione e ricostruzione sono richiamati espressamente dal primo periodo del comma 8-bis, nel quale sono disciplinati gli interventi su edifici diversi da quelli unifamiliari. E ha precisato che la proroga non si applica agli edifici unifamiliari.  Per quanto riguarda le scadenze del superbonus per gli edifici unifamiliari bisogna considerare il secondo periodo dello comma 8-bis.  Quindi, a prescindere dal tipo di intervento realizzato, le scadenze del superbonus per gli edifici unifamiliari sono: 30 giugno 2022; 31 dicembre 2022, se al 30 giugno 2022 è stato completato il 30% dei lavori. Ma come si calcola il 30% dei lavori? Se si tratta di interventi plurimi, agevolati con più bonus edilizi, il 30% deve essere calcolato sull'intervento complessivamente considerato e non solo sulle lavorazioni agevolate con il superbonus. "Idealista news, 11/03/2022"

LE VERANDE IN CONDOMINIO: REGOLE, PERMESSI DI COSTRUIRE E SCIA

La definizione di veranda è strettamente connessa a quelle di balcone e terrazza. Il balcone consiste in una sporgenza della facciata dell’edificio munita di ringhiera o parapetto (balconi “aggettanti”). Si differenzia dalla terrazza in quanto, mentre il primo costituisce un elemento aggiunto al corpo principale dell’edificio, consistendo, quindi, in una sporgenza, la terrazza è inclusa nel fabbricato. Vengono definiti, invece, “a castello” i balconi incassati nel perimetro dei muri portanti dell’edificio: in questo caso la struttura portante del piano del balcone a castello è parte integrante di quella dell’edificio. Permesso di costruire o SCIA? Le verande non rientrano nell’elenco delle opere consentite in regime di edilizia libera dal DPR 380/2001, perché ritenute un ampliamento della volumetria dell’unità abitativa di pertinenza. Dal punto di vista urbanistico, infatti, la trasformazione del balcone in veranda è considerata un’opera capace di influire sulla cubatura e sulla superficie utile e, quindi, idonea a incidere sui parametri edilizi. La realizzazione di una veranda comporta la realizzazione di un nuovo volume determinando un aumento della superficie utile, una modifica della sagoma del fabbricato ed un cambio di destinazione. La struttura è realizzabile pertanto solo previo rilascio del permesso di costruire o, comunque, con un titolo abilitativo edilizio. Essa infatti comporta un complessivo aumento dello spazio fruibile, un vero e proprio vano aggiuntivo, spesso dotato di tutti i confort e comportante, in molti casi, una modifica dell’identità strutturale e funzionale dell’edificio condominiale o un rilevante mutamento dell’assetto edilizio ed urbanistico del territorio. Tuttavia, la giurisprudenza non è sempre concorde nell’inquadramento delle verande all’interno di un’unica categoria. Ristrutturazione edilizia o nuova costruzione ? La realizzazione della veranda a volte viene considerata quale “intervento di ristrutturazione edilizia” (TAR Molise, 01/06/2011, n. 310), altre volte una “nuova costruzione” ex art. 3, comma 1, lett. e), del D.P.R. n. 380/2001 (Cass. pen. 20/07/2011, n. 28927). Si tratta di capire se è necessario il permesso di costruire o la semplice segnalazione certificata di inizio attività (SCIA). Cosa dicono i giudici In termini generali, l’orientamento prevalente tende a individuare il permesso di costruire come “regola generale”, mentre alcuni casi specifici è ritenuta sufficiente la SCIA. Tale affermazione trova conferma nell’interpretazione fornita dalla giurisprudenza in riferimento alla disciplina contenuta nel D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (T.U. Edilizia) e nella L. 28 febbraio 1985, n. 47 (Norme in materia di controllo dell’attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie). Secondo il Consiglio di Stato, determinando la realizzazione di una veranda l’aumento della superficie utile di un appartamento e la modifica della sagoma dell’edificio, ne discende che proprio questo intervento richieda il previo rilascio della concessione di costruzione (oggi permesso di costruire) (Cons. Stato 08/04/1999 n. 394). Tale impostazione è stata confermata dalla Corte di Cassazione, secondo la quale i lavori di chiusura di un balcone necessitano di un permesso di costruire e non possono essere considerati interventi di manutenzione straordinaria: «la trasformazione di un balcone o di un terrazzino circondato da muri perimetrali in veranda, o di un terrapieno et similia mediante chiusura a mezzo di installazione di pannelli di vetro su intelaiatura metallica o altri elementi costruttivi, non costituisce intervento di manutenzione straordinaria, di restauro o pertinenziale, ma è opera già soggetta a concessione edilizia e attualmente a permesso di costruire” (Cass. civ. 11/05/2011, n. 18507). Fonte: ImmobiliareNews

Come trasformare un piccolo balcone in un delizioso angolo della casa

Avere uno spazio in casa dove potersi rilassare all'aperto o prendere il sole nelle giornate limpide è sempre apprezzato, ma per chi vive in città questo privilegio non è garantito. Se si è fortunati spesso si ha a disposizione solo un terrazzino. Vediamo dunque come trasformare un piccolo balcone in un delizioso angolo della casa. Creare una zona lettura I tipici balconi allungati degli appartamenti limitano notevolmente le possibilità distributive, ma un trucco molto utile è quello di posizionare un divanetto su uno dei lati. In questo modo si ottiene una zona lettura e posizionando un tavolo e uno sgabello, o dei cuscini da terra, si può creare una zona perfetta per prendere un caffè o incontrare gli amici. Se non si trova il divano con le misure giuste, si può realizzare una struttura con dei pallet e poi appoggiarvi sopra dei grandi cuscini per ottenere lo stesso effetto. Creare una zona caffè Un'altra idea è quella di posizionare un tavolino e un paio di sedie. Se lo spazio è ristretto o se si preferiscono mobili che si possono rimuovere facilmente, un paio di sedie pieghevoli e un tavolino sono la soluzione perfetta. Se si vuole aggiungere profondità all'arredamento del balcone, si può aggiungere un tappeto da esterno. Non occupa spazio e si può facilmente abbinare al resto dell'arredamento. Aggiungi un tocco di verde Le piante sono l'idelae per balconi e terrazze. Riempiono lo spazio di vita e colore e si abbinano a qualsiasi tipo di arredamento. Se c'è poco spazio sul pavimento, si possono utilizzare le pareti per posizionare vasi e fioriere. Con una mensola o pochi ganci si possono mettere i fiori che si desiderano senza intralciare. Questo trucco può far risparmiare molti problemi quando si ha un balcone allungato con poche possibilità di distribuzione. Creare spazi multifunzionali I tavoli allungabili possono essere facilmente agganciati alla ringhiera, in questo modo si possono aprire quando si vuole ad esempio bere un drink in terrazza o lavorare al computer e richiuderli quando non servono più. In questo modo si guadagnano spazio e praticità, senza dubbio un'idea perfetta quando si ha un piccolo balcone. Per aggiungere personalità e calore alla decorazione, si possono usare oggetti come candele e coperte che danno un tocco speciale. Giocare con diversi colori e trame sui cuscini aiuta sempre e nessuno di questi articoli comporta una grande spesa.